Il traffico inquina, i comuni non possono dire di no

Chiediamo agli amministratori serietà e rigore nell’approcciarsi ai temi ambientali. Non è con scelte improvvisate che si migliora la qualità dell’aria.

Rispetto alle dichiarazioni riportate dagli organi di stampa attribuite ai sindaci di Cadoneghe Limena, Selvazzano e Maseràchiediamo a quali dati fanno riferimento, perché sulle fonti del Pm10 il dossier Mal’aria Veneto 2020 del 15 maggio scorso, redatto grazie alla fitta collaborazione tra Legambiente Veneto e Arpav, dimostra esattamente il contrario di quanto affermano i quattro Sindaci: proprio nell’agglomerato di Padova (capoluogo e comuni contermini) la fonte emissiva di gran lunga preponderante delle emissioni globali di Pm10 (primario e secondario) proviene dal traffico che raggiunge il 44%, contro il 25% del riscaldamento, il 14% dell’industria, il 9% dell’agricoltura.

Infografica agglomerato
Tabella pubblicata su dossier Mal’aria Veneto 2020

 

 

Definizione agglomerato
Definizione tratta da dossier Mal’aria Veneto 2020

 

Anche l’affermazione che “durante il lockdown, nessun beneficio è stato registrato sui livelli di Pm 10” dovrebbe essere corredata da una fonte ben specifica, oltretutto perché riferirsi al primo trimestre è fuorviante, visto che nei 2 mesi pre lokdown si è registrata la gran parte delle concentrazioni di pm10.

Se i sindaci dispongono di dati diversi e su queste basi desiderano introdurre interventi più efficaci è bene che si facciano promotori di queste proposte allinterno del tavolo istituzionale, istituito con fatica negli anni per concordare e coordinare in modo omogeneo le azioni dei 23 comuni a livello metropolitano, piuttosto di sfilarsi cercando, ognuno per il proprio comune, una scusa diversa.

E’ evidente che ogni realtà amministrativa presenta criticità specifiche e un diverso grado di ritorno dei benefici, nell’immediato, rispetto ai provvedimenti adottati.

L’aria inquinata non si ferma al confine dei rispettivi comuni ed è necessario che ogni ente faccia la propria parte:

la Regione, con finanziamenti adeguati e attraverso una pianificazione regionale con obiettivi ambiziosi e vincolanti, che metta al centro il potenziamento del Trasporto Pubblico Locale (TPL);

la Provincia attraverso un ruolo di tecnico di coordinamento e supporto ai comuni per la progettualità sovracomunale, a partire dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile;

i Comuni, ripensando l’uso di strade, piazze e spazi pubblici adattandoli in funzione delle persone invece delle auto e promuovendo campagne di informazione/comunicazione.

I cittadini già dimostrano responsabilmente di comprendere la ricaduta ambientale delle proprie azioni, ma hanno diritto a ricevere informazioni chiare, non contraddittorie, e a rispettare regolamenti almeno sovracomunali per essere messi nelle condizioni di fare la propria parte.

Non è con scelte autonome improvvisate che si risolve il problema della qualità dell’aria: se 30 anni fa la classe amministrativa e dirigente avesse adottato questo criterio per affrontare l’emergenza rifiuti oggi cammineremmo tra montagne di indifferenziata. Pertanto ben vengano iniziative locali come la piantumazione di alberi e incentivi alla mobilità elettrica (e ci mancherebbe!) ma non possono considerarsi sostitutive di un intervento normativo, economico e infrastrutturale, omogeneo e su vasta scala, concordato a livello metropolitano, regionale e di bacino padano.

Scarica qui il dossier Mal’aria Veneto 2020

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