Veneto: stop corruzione, riparte il futuro

La corruzione mina il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. La corruzione è un sistema che crea ingiustizia, dilapida risorse pubbliche e devasta l’ambiente, e aumentando le disuguaglianze sociali, mortifica la libertà e la dignità umana.

Le cronache di questi mesi rivelano che anche nel tranquillo e laborioso Veneto opera un sistema esteso, articolato e radicato di espropriazione dell’ambiente e dei beni comuni a profitto di una cerchia di imprenditori e politici corrotti.

Non basta il pur meritorio lavoro della magistratura e degli organi inquirenti. Non basta l’indignazione. Occorre cambiare pagina e bisogna adottare delle scelte precise.

Per questo Legambiente, Libera e Avviso Pubblico del Veneto hanno presentato il documento “VENETO: stop corruzione riparte il futuro” articolato in 18 proposte concrete per la nuova legislatura regionale, da sottoporre a tutti i candidati presidente alla regione, per uscire dal sistema corruttivo.

Qui il documento integrale

Il sistema della corruzione ha prodotto scelte inutili per la collettività e utili a distribuire risorse tra il ristretto giro dei soliti noti, creando ingiustizia, dilapidando risorse pubbliche e devastando l’ambiente.

A partire dagli enti locali e dalla Regione devono essere presi netti provvedimenti perché i luoghi delle decisioni sui beni comuni divengano case di vetro e che i cittadini possano partecipare alle scelte.

I punti richiamati nel documento sono azioni concrete che possono essere attuate; partono infatti da strumenti già presenti, come le misure di prevenzione e repressione della corruzione contenute nella legge 190/2012 e nei decreti attuativi. Misure che vanno potenziate ed implementate eliminando situazioni di conflitto di interesse e predisponendo norme sull’inconferibilità e l’incompatibilità di incarichi, escludendo dai vertici politici ed amministrativi soggetti condannati per reati contro la P.A. e per reati satellite.

Vanno inoltre assolutamente escluse le procedure straordinarie per quanto riguarda le grandi opere pubbliche: troppo spesso, infatti, come ha sottolineato anche l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nel 2009, quello che sembra un sistematico ricorso a provvedimenti emergenziali cela l’assenza di strategie di intervento per la soluzione radicale del problema e porta ad una costante disapplicazione delle norme del codice degli appalti.

Altro grande “nodo” da monitorare è il crescente ricorso al metodo del Project Financing: il documento propone a tal proposito una moratoria a livello regionale di questo metodo finché non verranno rivisti totalmente quei meccanismi intrinseci rivelatisi criminogeni.

La corruzione va combattuta però anche alla radice: un valido aiuto può essere dato dall’adozione di processi partecipativi, strumento, questo, che se ben sfruttato consente di rendere la popolazione parte attiva e interessata nelle decisioni che la riguardano. Tutti i cittadini divengono quindi il primo ed importante tassello per la realizzazione di opere condivise e trasparenti.

La centralità del cittadino va dimostrata anche con la realizzazione di una valutazione economica d’impatto che non consideri soltanto costi e benefici monetari diretti, ma anche costi e benefici sociali, che derivano come conseguenza dalla realizzazione dell’opera nei confronti dell’ambiente e della collettività.

 

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